La terapia adiuvante per la cura del Melanoma.

I risultati dei nuovi studi per debellare le recidive

 

Dr.ssa Alessandra Bulottaa cura della dr.ssa Alessandra Bulotta
Medico Oncologo Ultraspecialista in Melanoma
Ospedale San Raffaele di Milano

 

 

Una delle novità assolute sulla cura del melanoma cutaneo riguarda la terapia adiuvante. La terapia adiuvante ha lo scopo di ridurre il rischio di recidive e di migliorare la prognosi della malattia.

Oggi la terapia adiuvante è indicata nei casi di melanoma cutaneo ad alto rischio di recidiva:

– lesione primitiva molto spessa o ulcerata (stadio IIB-IIC)
o
– positività metastatica dei linfonodi (stadio III)

In Italia l’unico trattamento adiuvante, oggi disponibile, è l’interferone (basso o alto dosaggio). Non c’è molta concordanza sull’efficacia riguardo il dosaggio, ma i dati emersi dalla raccolta di diversi studi metanalisi documentano globalmente, e indipendentemente da dosaggio e durata, un beneficio associato all’interferone del 18% di riduzione con relativa sopravvivenza libera da recidiva e 11% sulla sopravvivenza globale.

L’importanza di avere farmaci a disposizione per i pazienti con melanoma ad alto rischio di recidiva è dovuta al fatto che il 70 e l’80 % di questi pazienti recidiveranno entro cinque anni dalla diagnosi di melanoma. Le terapie adiuvanti attualmente approvate, l’interferone e, solo negli Stati Uniti, il farmaco immunoterapico anti-CTLA4 ipilimumab, sono in realtà poco usate perché presentano vari limiti, tra cui una tossicità non trascurabile.

melanoma tumore della pelleDi recente sono stati presentati dati di studi condotti su pazienti operati per melanoma cutaneo in stadi ad alto rischio di recidiva, utilizzando farmaci che sono tutt’ora impiegati e notoriamente efficaci nei pazienti affetti da melanoma già metastatico (sia check-point inibitori quali ipilimumab e anti-PD1, sia terapia target a bersaglio molecolare con farmaci combinati anti-BRAF e anti-MEK).

In particolare hanno confrontato il trattamento adiuvante con ipilimumab a nivolumab (CheckMate 238), o pembrolizumab (anticorpi diretti contro l’asse PD-1/PDL-1) a placebo (KEYNOTE 054) per definire il ruolo degli anticorpi anti-PD-1 in questo setting. Entrambi gli studi hanno mostrato una superiorità rispetto a Ipilimumab. In particolare nello studio CheckMate il tasso di sopravvivenza libera da recidiva con nivolumab a 18 mesi è stato del 66,4%, rispetto al 52,7 con ipilimumab. Nivolumab ha ridotto il rischio di recidiva di malattia del 35% rispetto a ipilimumab. Nivolumab è quindi la prima e unica molecola approvata (non ancora, per il momento in Italia) per il trattamento adiuvante del melanoma sulla base di uno studio di confronto con un trattamento attivo che abbia dimostrato un comprovato beneficio di sopravvivenza globale.

Altri dati recentemente emersi riguardano i pazienti con presenza di mutazione genetica B-raf. Il trattamento adiuvante con la combinazione di due farmaci mirati, l’inibitore di BRAF dabrafenib e l’inibitore di MEK trametinib, ha ridotto del 53% (più che dimezzato) rispetto al placebo il rischio di ricaduta o morte in pazienti con melanoma in stadio III, aventi il gene BRAF mutato. È questo il risultato principale dello studio multicentrico internazionale di fase III COMBI-AD.

Ora abbiamo a disposizione due strategie diverse in termini di meccanismo d’azione, ma che penso siano ugualmente valide in termini di efficacia e che rappresentano due opzioni di scelta molto importanti per i pazienti con melanoma operato ad alto rischio di recidiva.

Questi dati modificheranno la pratica clinica, speriamo a breve, anche in Italia!



dr. Alessandra Bulotta

dr. Alessandra Bulotta

Medico Oncologo

Dr.ssa Alessandra Bulotta Oncologo Medico presso la Divisione di Oncologia Medica dell’Ospedale IRCCS San Raffaele di Milano. Svolge attività di ricerca clinica (protocolli di fase I, II e III) incentrata sullo studio dei melanomi maligni e sui tumori del distretto toracico (tumore al polmone, mesotelioma pleurico e tumore al timo). La dr.ssa Bulotta lavora all’interno di un gruppo che contribuisce alla creazione e conduzione di studi clinici di rilevanza nazionale e internazionale ed è coinvolta in attività relative alla registrazione di nuovi farmaci.


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