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Cannabis terapeutica per patologie gastrointestinali

a cura della dr.ssa Stefania Fossati
Medico Oncologo Specialista in Terapia del dolore e Cure palliative

Quali malattie gastrointestinali possono essere trattate con farmaci a base di canabinoidi?

Di seguito l’elenco e le descrizioni delle principali patologie gastrointestinali che possono beneficiare di un trattamento con cannabis terapeutica.

Morbo di Chron

Questa patologia è nota anche come enterite regionale. Si tratta di una malattia che colpisce il tratto gastrointestinale. Può interessare potenzialmente qualsiasi tratto dell’apparato gastroenterico, causando un’ampia gamma di sintomi e segni clinici intestinali ed extra intestinali.

L’andamento della malattia è tipicamente caratterizzato da periodi più o meno lunghi di benessere (remissione), alternati a riacutizzazioni a vario grado di severità.

Questa malattia può colpire anche i più piccoli e gli anziani generando un ritardo nella crescita nei primi, ed un eccessivo dimagrimento in questi ultimi, oltre ad una serie di problematiche legate alla mancanza del corretto assorbimento dei nutrienti in entrambi. Oltre a ciò sono possibili manifestazioni di sintomi extraintestinali che coinvolgono l’occhio, le articolazioni, la cute, il sangue ed il sistema endocrino.

I sintomi naturalmente dipendono dal tratto dell’apparato gastroenterico interessato, ma nella maggior parte dei casi le manifestazioni principali sono: la diarrea, il dolore addominale, la febbre e la perdita di peso.

Le cause del morbo di Crohn sono sconosciute, però è stato dimostrato che le alterazioni da esso provocate derivano da un’inappropriata e continua attivazione del sistema immunitario della mucosa intestinale. L’insorgenza del morbo di Crohn può essere ricondotta a tre fattori interagenti tra loro: una suscettibilità alla malattia determinata geneticamente (si è scoperto che nei pazienti con malattia di Crohn c’è un gene chiamato NOD2 che è alterato), un danneggiamento dei tessuti per una reazione immunitaria innescata dai batteri della flora del tratto gastrointestinale, e vari fattori ambientali.

I cannabinoidi possono essere impiegati in questa patologia sia per gli effetti analgesici e miorilassanti del THC, sia per quelli antinfiammatori ed immunomodulatori legati al CBD.

Le terapie potranno contenere entrambi i principi attivi in percentuali variabili e rapporti diversi tra i due sulla base della condizione clinica di partenza, della sensibilità individuale e delle specifiche esigenze del paziente. La combinazione di specifiche terapie, un’alimentazione specifica ed una terapia di supporto a base di cannabinoidi possono agire sinergicamente sulla progressione della patologia.

Sindrome dell'intestino irritabile

Questa patologia colpisce con un’incidenza maggiore il sesso femminile, in particolare nella fascia d’età compresa tra i venti e i cinquanta anni. La sindrome dell’intestino irritabile è caratterizzata da dolori che colpiscono la zona addominale, sensazione di gonfiore ed alterazioni durante la defecazione. Tale sintomatologia non deve essere confusa con la colite spastica, legata ad alcuni disordini di tipo funzionale e gastrointestinale.

L’insorgenza di tale patologia non è collegabile ad un unico processo fisiopatologico, infatti vi sono molteplici fattori che concorrono all’insorgenza della sindrome. Essa può essere determinata, infatti, da una predisposizione genetica oppure da una predisposizione fisica, può insorgere in seguito a esposizione a determinati fattori psico – sociali, infezioni, intolleranze verso farmaci e alcuni tipi di alimenti.

I sintomi si presentano a lungo nel tempo (ad esempio almeno tre volte durante un mese o per tre se mesi). Il quadro sintomatologico tende a migliorare a seguito dell’evacuazione.

La diagnosi si basa sulla classificazione sintomatologica ed è detta di “esclusione”, dal momento che i sintomi sono presenti ma non ci sono malattie organiche specifiche che li giustifichino.

Se sono invece presenti anche sintomi definiti “di allarme” (sangue nelle feci, dimagrimento eccessivo, anemia), è necessario procedere con indagini più approfondite (ad esempio la colonscopia) che saranno indicate dal medico.

L’intestino, è un organo di fondamentale importanza per il benessere psicofisico individuale. Esso infatti, è un organo estremamente complesso e molte cose che vengono vissute o percepite, sia positive, sia negative, vanno ad incidere sulla sua funzionalità. 

All’interno di questa patologia, l’utilizzo dei cannabinoidi trova il suo perché soprattutto nella riduzione delle situazioni di ansia, stress, insonnia e dolori cronici, che come abbiamo accennato in precedenza, sono fattori che possono avere ricadute a livello del funzionamento intestinale.

Il THC agisce contribuendo a regolarizzare il transito delle feci, favorendo il sonno e riducendo i dolori intestinali. Il CBD risulta essere un valido supporto grazie alle sue proprietà antinfiammatorie ed antipsicotiche. Entrambi i principi attivi possono perfettamente integrarsi all’interno di specifici trattamenti e percorsi nutrizionali mirati ad ottenere il miglior risultato possibile per il singolo paziente.

Stipsi cronica

Si tratta di una costipazione che si protrae per lungo tempo e che si caratterizza per una difficoltà nella regolare evacuazione delle feci. Ciò che la contraddistingue dalla generica stitichezza, la quale è determinata da stili alimentari non opportuni o da un’alterazione della flora batterica intestinale, è che la stipsi cronica presenta, spesso, un’origine di tipo clinico.

Questa infatti, può essere indotta da numerose patologie a carico dell’intestino, tra le quali: diverticolosi, tumore del colon retto, ma non solo, disfunzioni motorie a carico dell’ano o dell’intestino, ed inoltre questa può manifestarsi in conseguenza di altre malattie, spesso di carattere neurologico, o essere indotta dal prolungato utilizzo di alcune tipologie di farmaci.

La stipsi può ridurre notevolmente la qualità di vita delle persone. Le feci dure ed i continui sforzi inoltre possono provocare, non solo un rialzo della pressione sanguigna (con possibili emorragie congiuntivali), ma anche irritazioni e prolasso delle emorroidi

Generalmente la stipsi è una condizione benigna, ma se compare improvvisamente in persone adulte con una familiarità di tumori intestinali, se c’è sangue nelle feci, se si dimagrisce, se si diventa anemici, bisogna rivolgersi al medico curante per eseguire gli esami del sangue e strumentali

La complicanza più temibile della stipsi è l’occlusione intestinale dovuta alla presenza del cosiddetto “fecaloma” che è un accumulo di feci che si può fermare in qualsiasi tratto del colon che, se non adeguatamente trattato, può portare (in rari casi) ad ischemia rettale (ovvero mancanza di apporto sanguigno).

Determinare l’esatta causa di origine è il primo passo verso la cura della stitichezza. Solo in questo modo la terapia potrà essere mirata e dare i suoi migliori risultati.

Il paziente dovrebbe rivolgersi al medico quando la stitichezza perdura ormai da diverso tempo e quando insorge improvvisamente o si accompagna ad altri sintomi (dolori addominali, sanguinamento, astenia, famigliarità per il tumore del colon o febbre).

Una diagnosi indicativa può essere eseguita interpretando i sintomi della stitichezza: feci piccole (caprine), lucide, stipsi alternata a diarrea, sensazione di incompleto svuotamento e dolore risolto dalla defecazione sono per esempio sintomi tipici della sindrome del colon irritabile. 

Feci sottili o nastriformi accompagnate a sensazione di svuotamento incompleto e dolore durante la defecazione sono invece indice di una patologia ano-rettale (emorroidi, ragadi, rettocele ecc.).

Infine quando la stitichezza è responsabile di dolore addominale associato ad assenza dello stimolo alla defecazione e ad evacuazione di feci dure e piccole, potrebbe trattarsi di stenosi organica (cancro, infiammazione cronica, ischemia cronica, endometriosi, ernie, neoplasie dell’ovaio, dell’utero).
In ogni caso una diagnosi corretta non può prescindere da indagini più approfondite (come ad esempio la colonscopia).

Indipendentemente dalla causa alla base della patologia, i cannabinoidi hanno dimostrato di essere un valido supporto per i pazienti che soffrono di questo disturbo. Essi sono in grado di agire andando a diminuire quello che è lo stato infiammatorio della mucosa intestinale, in particolare grazie all’azione del CBD. Inoltre, l’utilizzo di terapie a base di cannabinoidi, può essere estremamente utile per andare a ridurre l’utilizzo di alcune tipologie di farmaci che spesso provocano la stipsi come effetto secondario (ad esempio gli oppiacei). In ogni caso, quando ci si approccia a stabilire un trattamento per questa patologia, è necessario considerare un appropriato intervento nutrizionale al fine di intervenire direttamente all’origine del disturbo e recuperare al meglio la funzionalità e l’assorbimento dell’intestino.

Dispepsia

Si tratta di un insieme di sintomi fastidiosi o dolorosi che solitamente si percepiscono dopo un pasto che il nostro stomaco non è riuscito a digerire bene.

Può capitare occasionalmente, in coincidenza con un pasto eccessivo nelle quantità e nei grassi, oppure può essere ricorrente o cronica e manifestarsi come un dolore o fastidio nella parte alte dell’addome o accompagnarsi anche a bruciore, gonfiore addominale, meteorismo, pesantezza, eruttazione. Se gli episodi di cattiva digestione sono frequenti, possono verificarsi perdite di peso con conseguenti danni anche importanti per l’organismo.

La dispepsia è una problematica ampiamente diffusa che si manifesta con una prevalenza maggiore nelle popolazioni dei paesi industrializzati, caratterizzate da una maggiore presenza di stili di vita e regimi alimentari non opportuni.

Nell’insorgenza di questo disturbo sono in gioco numerose cause che vanno dal regime alimentare allo stile di vita alle abitudini errate. Tra queste, non raramente sono presenti anche ansia e stress.

Una cattiva digestione può essere a sua volta il sintomo di malattie specifiche, come l’ulcera gastrica o duodenale, la colecisti (infiammazione della cistifellea), la pancreatite acuta o cronica, la gastrite acuta o cronica.

Viene definita dispepsia funzionale una cattiva digestione che può essere anche cronica, ma che non è scatenata da lesioni organiche dell’apparato gastrointestinale, ma da un’alterazione della normale funzionalità. I sintomi emergono subito dopo aver mangiato, nel giro di una o due ore. La sua frequenza cambia molto, a seconda della persona, della sua fisiologia, della sua psicologia e dei fattori ambientali.

Si definisce dispepsia organica quando il disturbo dipende da malattie organiche più specifiche: per esempio esofagite, gastrite acuta e cronica, duodenite, pancreatite, epatite e malattie a carico delle vie biliari.

Per essere trattata, la dispepsia, necessità di essere collocata in un quadro clinico ben definito, questo perché come abbiamo notato, è un sintomo molto aspecifico che può essere determinato da molte variabili differenti. Dunque, per esempio, in caso id un’ infezione da Helicobacter, non ci sarà il razionale per intervenire con una terapia a base di cannabinoidi; al contrario, quando tra le cause del problema vi saranno, per esempio, stati infiammatori ricorrenti sarà possibile pensare di utilizzare la cannabis medicale come supporto ad un percorso di cura che preveda l’intervento di un esperto in nutrizione (sia come cura sia come prevenzione della dispepsia).

Nausea e vomito

La nausea è un disturbo caratterizzato da una sensazione di spossatezza e malessere generale, localizzata all’altezza della bocca dello stomaco, spesso accompagnata da desiderio di vomitare. Il vomito (emesi) è l’espulsione rapida di contenuto gastrointestinale dalla bocca, di origine alimentare o acida. Se si presenta in modo intenso, può portare a disidratazione e perdita di liquidi e sostanze nutrienti.

Nausea e vomito si verificano spesso in concomitanza a patologie, stati influenzali, fattori ormonali e stati psico-emotivi intensi. Quando stiamo male, il nostro corpo tende a produrre la sensazione di nausea, fastidiosa e talvolta dolorosa, ma spesso assolutamente normale. Il vomito è infatti il modo che ha il nostro organismo per rigettare le sostanze tossiche che ne alterano l’equilibrio.

Entrambi possono verificarsi come reazione a farmaci, indigestioni o intossicazioni alimentari. Sono spesso associati a diverse patologie (come diabete, ulcera, labirintite, emicrania, influenza). Si verificano normalmente in soggetti sottoposti a chemioterapia o in stato di gravidanza. Possono presentarsi anche dopo attività sportive o sforzi molto intensi. Nausea e vomito possono anche essere sintomi di dispepsia. Anche l’ansia o lo stress possono favorire la nausea o l’insorgere di altri disturbi.

Trattare questi disturbi attraverso i cannabinoidi non è sempre opportuno. Tuttavia, soprattutto per nausea e vomito da chemioterapici, questo tipo di approccio terapeutico aiuta a sopportare gli effetti collaterali delle terapie, favorisce l’appetito e, a differenza di altri farmaci usati ad esempio per il controllo del dolore, non inibisce il transito intestinale, quindi non induce stitichezza. Un parallelo intervento nutrizionale sarà auspicabile e fondamentale per arrivare ad una risoluzione del problema nella maggior parte dei casi.

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Stefania Fossati Oncologo Cure Palliative Cannabis

dr.ssa Fossati Stefania

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