Il futuro della telemedicina è globale

Stefano Elia
a cura del Dr. Stefano Elia
Ricercatore Senior
Politecnico di Milano

Telemedicina soluzioni tecnologiche

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non ha dubbi: la copertura sanitaria globale non potrà mai essere raggiunta senza il supporto dell’e-Health, in altre parole dell’assistenza sanitaria telematica*. L’applicazione di servizi di ICT a favore del sistema sanitario è cresciuta esponenzialmente negli ultimi vent’anni, amplificando l’opportunità di fruire, a migliaia di chilometri di distanza, di servizi sanitari (tra cui telemedicina, assistenza e sorveglianza in remoto, e-learning etc.). L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, attraverso lo strumento dell’e-Health, sta quindi cercando di perseguire uno dei principali obiettivi tra quelli elencati nei Sustainable Development Goals, e cioè “assicurare condizioni di vita sane, promuovere il benessere a tutte le età" (Goal 3) e “raggiungere una copertura sanitaria mondiale" (Target 8).

I progressi sono impressionanti: l’83% dei paesi che aderiscono all’OMS oggi sono dotati di almeno una iniziativa di e-Health, e tra questi la telemedicina risulta essere la più diffusa. In particolare, l’OMS sottolinea come la telemedicina sia lo strumento che più di ogni altro consente di incrementare l’equità nella copertura sanitaria globale. La telemedicina offre infatti numerosi benefici, tra cui:

– l’incremento della velocità di accesso al servizio sanitario (come per esempio l’abbattimento del tempo nelle liste d’attesa e la programmazione delle visite presso le stesse strutture ospedaliere);

– la riduzione dei costi;

– l’incremento dell’uniformità del servizio sanitario in termini di accessibilità e qualità (per esempio a favore delle popolazioni dei paesi emergenti rispetto a quelli avanzati o per le popolazioni rurali rispetto a quelle urbane).

Tuttavia, l’OMS evidenzia come la maggior parte dei servizi di telemedicina vengano erogati a livello puramente nazionale o, addirittura, regionale, registrando un’elevata complessità di attivazione a livello globale. Nel 2010 Ross, Sepper e Pohjonen sostenevano che le principali difficoltà nel travalicare i confini nazionali attraverso servizi di telemedicina derivano da barriere linguistiche (per la difficoltà di raggiungere i pazienti di paesi non anglofoni), culturali (per la diffidenza nei confronti di un approccio medico che non preveda il contatto face-to-face), legali (per l’elevata frammentazione delle legislazioni nazionali e l’assenza in molti paesi di una normativa specifica sulla telemedicina), infrastrutturali (per la difficoltà di accesso a una connessione Internet nei paesi emergenti) e infine finanziarie (per la difficoltà di reperire fondi a sostegno di progetti di internazionalizzazione della telemedicina).

Questa evidenza è paradossale se si pensa che i paesi emergenti hanno mediamente una popolazione più numerosa e una domanda di accesso ai servizi sanitari di gran lunga più elevata, ma allo stesso tempo una qualità delle infrastrutture sanitarie più bassa di quella dei paesi avanzati, rappresentando dunque il target ideale per lo sviluppo di progetti internazionali di telemedicina che garantiscano una sanità qualitativamente superiore e più equamente distribuita. Nello stesso tempo, gli sforzi di integrazione dell’Unione Europea stanno riducendo le barriere tra paesi (vedi ad esempio la recente introduzione di una normativa comune sulla privacy) offrendo un terreno sempre più fertile a progetti di telemedicina destinati a una popolazione europea sempre più anziana e, quindi, sempre più bisognosa di cure mediche di alta qualità.

Il futuro della telemedicina è, dunque, internazionale. La telemedicina deve raccogliere e affrontare le sfide poste dall’internazionalizzazione, facendo leva sullo sviluppo di progetti che non comportino costi di accesso troppo elevati, che non richiedano un supporto infrastrutturale troppo avanzato e che, per veicolare il servizio, si avvalgano dell’ausilio di network di specialisti nei paesi target. L’internazionalizzazione della telemedicina richiede un approccio olistico, capace di combinare tecnologia, partnership, pianificazione strategica, organizzazione aziendale, adattamento e cambiamento del business model, valutazione della sostenibilità economica del progetto, analisi dell’impatto sociale, cambiamento culturale della percezione da parte dell’utente finale, adattamento al contesto legislativo.

Ultraspecialisti ha raccolto questa sfida, avendo deciso di partecipare, in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano, alla competizione “X-Culture“, organizzata dalla University of North Carolina at Greensboro con la partecipazione di circa 5.000 studenti provenienti da 120 università di 40 paesi diversi. Ben 601 studenti, organizzati in 90 gruppi, hanno lavorato su 90 progetti alternativi di internazionalizzazione della telemedicina per Ultraspecialisti, proponendo ciascuno di essi uno specifico paese target, una o più modalità di entrata, una strategia di marketing, il pricing del servizio e altro ancora. Ultraspecialisti, oggi, ha l’opportunità di implementare uno o più progetti di internazionalizzazione tra quelli proposti e, pertanto, di cogliere appieno la sfida lanciata dall’OMS: usare la telemedicina per affrontare le priorità della salute globale al fine di garantire una copertura equa e universale del servizio sanitario.

*OMS 2015, Report of the third global survey on e-Health.

dr. Stefano Elia MIB

Dr. Stefano Elia

Ricercatore Senior al Politecnico di Milano

Si occupa di investimenti diretti esteri e internazionalizzazione delle imprese ed è titolare del corso “Invest in Foreign Markets", un laboratorio esperienziale a cui partecipano gli studenti del M.Sc. in Ingegneria Gestionale che scelgono il percorso di International Business. È stato visiting professor all’Università di Leeds (UK), di Reading (UK) e alla “Shanghai Jiao Tong University" (Cina).